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mercoledì 8 giugno 2011

Recensione Ka mate ka ora - Entertainment in slow motion

DeAmbula Records - 2010

 

Mettetevi comodi, prendete pure il tempo che vi serve per rilassarvi e poi procedete ancora più adagio. Le parole d'ordine per questo ascolto fanno tutte capo proprio a tale concetto sostenuto altresì da chi enfatizza e trova lati nascosti nel fascino della lentezza. E questo trio di Pistoia al secondo album ne sa largamente qualcosa, infondendo, con elegante efficacia, vitalità intrinseca a note dilatate e minuzie di suoni da scoprire ascolto dopo ascolto.


D'altronde questa apparente linea immobile si prende beffardamente gioco di noi facendoci pian piano perdere in un onirico stato contemplativo, il quale, capace di farci fluttuare lungo i suoi percorsi, trasforma ogni variazione in forti suggestioni emozionali.
Raggiunto questo livello siamo nelle loro mani, ritrovandoci, a fine ascolto, con un tangibile strato di sudore addosso e il pensiero vile di non esserci mai mossi.

Lo slancio sonoro apparentemente non sorprende più del dovuto, dipanandosi intorno ad un curato slow-core / shoegaze con flati dream-pop dalle aperture melodiche più marcate rispetto al precedente album, ma la soggettiva tensione emotiva del gruppo ben si calibra in un compromesso tra personalità e “debito” con i loro predecessori, incuriosendo così per tutti i 46 minuti del siffatto lavoro.

Insomma, i Ka mate ka ora con “Entertainment in slow motion” mantengono le promesse e ne lanciano ulteriori. Esperienza da provare.



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Leggi anche: Ka mate ka ora - Thick as the summer stars
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Sito web: http://www.myspace.com/kamatekaoraband
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venerdì 11 marzo 2011

Recensione unePassante - More than one in number

Anna The Granny - 2010

Giulia Sarno, anima cosmopolita del combo unePassante, come da ispirazioni baudelairiane si riesce poeticamente ad intuire, non ha nessuna voglia di restare ferma in un punto. "More than one in number", infatti, è questo: uno spirito libero in musica, sussurri, grida, vuoti, pieni e (reali) colpi di fon.
Elegante, pur risultando allo stesso tempo fresco ed immediato, si esprime con la duttilità svincolata di un folletto viandante che assorbe, mescola e riedifica tutto il mondo intorno a sé.
La forza di questo lavoro, d'altronde, ben pianta le sue radici sulla capacità narrativa e il consecutivo impatto visivo, innescando, in questo modo, un gioco trainante di coadiuvazione tra i due aspetti. Da tale punto in poi non resta che lasciar dar sfogo alla sua interiorità, capace, da un iniziale binomio di chitarra e voce, di sposare curiosi esempi di stile. Così, dal pulito minimalismo delle sofisticate sonorità acustiche in chiave lo-fi si parte dunque a definire gli aspetti da cui emergono. Ecco qui, allora, che con disinvoltura leggiadra i jazzismi assumono un soffio tendente al funk o virano verso il folk fino a volgere ad aperture pop per poi mutare ancora in virtuose orchestrazioni, lasciando trasparire un senso di malinconia idoneo, in un solo batter d'occhio, a traformarsi in brio appassionato. Non a caso sono proprio i chiaro-scuri a farla da padrone in questo primo lavoro, avvolgendo l'ascoltatore in un turbine di contrasti vivi ed attivi nel ruolo di catalizzatori delle tensioni emotive. Non c'è che dire, forse "rincorrere" la passate non è un'impresa adatta a tutti, ma, una volta imbattuti con "la douceur qui fascine et le plaisir qui tue", difficilmente ci verrà voglia di cambiare strada.