Visualizzazione post con etichetta 2012. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 2012. Mostra tutti i post

martedì 6 novembre 2012

Recensione Iceberg - Caro Tornado

New Model Label - 2012

Con lo scopo dichiarato di voler suggellare su disco la carica dei loro concerti dal vivo, gli Iceberg portano alla luce “Caro Tornado”, debutto ufficiale di questo terzetto pavese nonché messa a fuoco della prima fase artistica degli stessi.
Ciò che evince ascolto dopo ascolto, infatti, è proprio come questo lavoro marchi la sensazione di arrivo al capolinea di un percorso e, allo stesso tempo, tracci le linee guida da seguire per i successivi passi. Tuttavia, anche se la sensazione di un buon secondo passo è tangibile, tale percezione porta via grosse dosi di entusiasmo verso ciò che si ha tra le mani, immergendoci così in acque buie in cui si annaspa a pochi metri dalla riva.
Tale “scelta”, d'altronde, si rende inevitabilmente complice di un'attesa verso i nuovi passi, quelli caratterizzati da maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità e, possibilmente, più carichi di quella personalità in grado di farli distinguere tra la folla.

Pestano le pelli con vigore, disdegnano gli eccessi puntando dritti alla sostanza per rendere ruvida ogni angolazione, cadenzano con discreta abilità i momenti tesi e quelli più ariosi, lasciano spazio a diverse chiavi d'interpretazione grazie ad un songwriting evocativo e soffuso, eppure, anche se  continuassimo ad annoverare i punti a favore di questo lavoro, non solo potremmo trovare i corrispettivi contrari ma, pur facendone un mucchio ben stretto, non riusciremmo ad arrivare a quel grado di compattezza capace di rendere inscalfibili i succitati aspetti.

Di fatto si può citare anche solo l'ultimo elemento chiamato in causa ed, in un battito di ciglia, ecco qui spuntare lati meno rosei come: una certa ridondanza della linea compositiva, sciapi sprazzi di evidenti false righe brondiane/verdeniane o un cantato spesso poco convincente e colpevole di abbassare ancor di più il livello di tutta la faccenda.

La passione però non manca e, sostanzialmente, questo cocktail a base di rock, noise e melodia in cui si shakerano dosi di cantautorato e verve grunge, si lascia ascoltare (soprattutto se siete fan degli anni '90 dall'accezione alternativa), pertanto, dati i presupposti, mettere in conto un certo margine di miglioramento non è un'impresa ardua.

Caro Tornado, venendo alle somme, è quindi solo la punta di questo iceberg e, come natura insegna, sotto c'è ancora molto da scoprire.




_________________________________
_________________________________

lunedì 5 novembre 2012

Al Leoncavallo di Milano: SUBSONICA, OFF!,THE AGGROLITES + MR T.BONE & THE YOUNG LIONS e tanti altri!!!

Grandi nomi e grandi eventi al Leoncavallo questa settimana: si comincia Giovedì con l’hardcore old school degli OFF! direttamente da Los Angeles.
Venerdì i torinesi SUBSONICA onorano i 15 anni di meritata carriera tornando a calcare lo storico palco di via Watteau, ultima occasione per vederli in concerto prima della pausa per dedicarsi al nuovo album; infine Venerdì Check it out! presenta: THE AGGROLITES + MR T-BONE & THE YOUNG LIONS.

LEONCAVALLO
Eventi dal 7 al 10 Novembre 2012
Spazio Pubblico Autogestito
Via Watteau, 7 Milano
(Bus 43 – 81 – MM verde Gioia o Centrale / Gialla Sondrio)


Mercoledì 7 Novembre
La cena del Mercoledì + Bike Polo

Ingresso libero
Start: 20.00
http://www.leoncavallo.org/spip/article.php?id_article=3997
 
Giovedì 8 Novembre
Funk&Rolla vol.4: C.O.V. Dj RahRaw, Broken Beat, OFF! e tanti altri.

Ingresso libero
Start: 22.00
http://www.leoncavallo.org/spip/article.php?id_article=4430

Venerdì 9 Novembre
SUBSONICA (live) + The Electricalz + Vito War

Ingresso a sottoscrizione: 10 euro
Start: 22.30
http://www.leoncavallo.org/spip/article.php?id_article=4397

Sabato 10 Novembre
CHECK IT OUT!: The Aggrolites + Mr. T-Bone & the Young Lions

Ingresso a sottoscrizione: 8 euro
http://www.leoncavallo.org/spip/article.php?id_article=4413



ABULICO: esce oggi "Il Colore Dei Pensieri"

A dispetto del titolo del primo singolo estratto, il nuovo album degli Abulico è tutt’altro che Fragile.

Dopo le malinconiche oscurità dell’apprezzatissimo album di debutto “Behind”, dopo la pioggia battente, ecco apparire l’arcobaleno.

Con “Il colore dei pensieri” la band si evolve, passa dalla lingua inglese a quella con la quale i rispettivi membri del gruppo sono cresciuti, dall’orizzonte plumbeo alle mille sfumature e tinte forti che può regalare un raggio di sole.

Registrato da Vittorio Maggesi presso lo Starlight Studio di Napoli ed interamente autoprodotto, il nuovo album vede la partecipazione di Fabio Renzullo alla tromba (Foja, The Gentlemen’s Agreement), l’Orchestra Pegaonda ai Surdi e di Eleonora Amato ai violini.

Le nove tracce che compongono “Il colore dei pensieri” profumano di sogni, ricordi dell’infanzia finita, ma mai dimenticata, emozioni e piccole gioie di tutti i giorni.

Ogni traccia un pensiero, ogni brano una sfumatura per un disco solare che racconta in maniera ispirata e diretta il nuovo immaginario sonoro della band.

Dal registro introspettivo, intimistico e quasi delirante del primo album alle tinte accese de “Il colore dei pensieri”.

La quiete dopo la tempesta.


_____________________
_____________________

martedì 9 ottobre 2012

Recensione The Churchill Outfit – tCO

Produzioni Dada - 2012

Quando i The Churchill Outfit ufficializzarono per la prima volta il loro smisurato amore per la musica di qualità ne venne fuori un ep di quattro tracce capace di trasudare passione e buoni propositi. Palesati o dall'interessante profumo del “in divenire”, quelle intenzioni hanno cominciato a scavare, in maniera subdola e latente, una certa attesa verso un'opera più completa, consapevole ed esplicativa, tanto che tra un lavoro ed un altro intercorre un breve lasso di attesa ma, senza interpellare il raziocinio, la smania interposta è riuscita a farcelo percepire come un vero supplizio. Alla fine però eccoci qui, dopo un anno, con il pagamento della fiducia investita, ma soprattutto con quello che a tutti gli effetti è un gioiellino artigianale capace di travolgerci con sapori immortali nudi od angolati fino al punto di essere resi irriconoscibili pur mantenendo la fisicità con cui il gruppo si è approcciato in tale intento.

Già, perché l'attrazione fatale per gli anni 70 fa parte del loro DNA e di certo non poteva mancare il suo influsso anche in questo primo full-length, ma stavolta sono andati ben oltre, mostrando con veemenza i frutti dell'adoperarsi verso un sound inedito ed idoneo a mantenere intatta, senza lasciarsi triturare, una certa onestà derivativa.

Ciò che maggiormente marca l'evoluzione sonora del quintetto bresciano è indubbiamente la particolare sensazione di contemporaneità retrò, una sorta di 2012 seventies style, capace di conferire all'aspetto generale lo strato di personalità in più di cui prima si sentiva la mancanza. Tale fattore, ad ogni modo, non è l'unica evoluzione avvenuta, in quanto, sperimentando con le atmosfere psichedeliche a stelle e strisce acide ed allo stesso tempo ipnotico/onirico quanto tremendamente rock, prendono vita flussi dai connotati folk, blues o brit-wave in cui non si percepisce più l'ombra dei toni nostalgici ma si evidenzia, al contrario, la padronanza di ogni aspetto. Gli elementi succitati, oltretutto, divenuti abili nel mostrare ampie aperture verso la melodia ed a rifinire la caratura mediante la calibrazione di luci e ombre sottolineano ancor di più la poca rilevanza dell'argomentare il tutto con i tempi dilatati che il caso sembra richiedere, portandoci così inevitabilmente verso lo sbocciare di un suono imprevedibile. Tale insieme, unitosi a sua volta con le buone doti tecniche dei tCO ed al processo di sottrazione atto a non indebolire le strutture, infatti, riesce a far perdere il concetto reale del tempo e a far diventare la media dei tre minuti di ogni pezzo lo spazio necessario per stabilire una personale percezione della durata del viaggio.

A tutte queste note preziose aggiungiamo infine una produzione più curata rispetto al precedente lavoro, il non ostentato ma presente respiro internazionale o la buona qualità del songwriting ed il gioco è fatto: questa ragionata poco più di mezz'ora fissata in musica diventa a tutti gli effetti motivo di giubilo in tutto il regno. Mostrate quindi la vostra soddisfazione come meglio credete, il momento che aspettavamo è arrivato e di certo non resterà un episodio isolato.




_________________________________________________________
_________________________________________________________
The Churchill Outfit: www.thechurchilloutfit.com
_________________________________________________________

martedì 11 settembre 2012

Recensione Omid Jazi - Lenea

Jestrai Records - 2012

A sei anni Omid Jazi riceve dal padre (musicista ed insegnante di musica) un dono prezioso, una tastiera. Passano gli anni e, dopo aver studiato pianoforte al conservatorio ed imparato a suonare la chitarra da autodidatta, fonda il primo gruppo, i Feedback, per poi approdare con il tempo e l'esperienza ai Water in Face ed ai Supravisitors.
Il 2011 lo vede in giro, fuori e dentro i confini della Penisola nelle vesti di supporto live del fortunato Wow Tour dei Verdena in cui si è distinto per le sue doti di polistrumentista tanto da guadagnarsi il titolo di membro integrante del gruppo.
Arriviamo ora all'ultimo capitolo, ovviamente in termini cronologici, scritto dal giovane artista, perché questa storia parte proprio da qui, nelle pause tra un concerto e l'altro insieme al trio bergamasco.

Eccoci quindi giungere a Lenea primo ep firmato a suo nome in cui Omid, nel ruolo di one-man band, dà libero sfogo alla sua vivida creatività.

Questo assaggio di cinque brani, a cui ad ottobre seguirà il primo full lenght, infatti, è un vero e proprio catalizzatore della personalità e del circondario del suo fautore, facendone in questo modo un'opera unica ed irripetibile proprio come un'impronta digitale.
Ciò che evince anche con un solo ascolto fugace, d'altronde, è proprio come tale inscindibile alchimia sia stata la scintilla da cui tutto si è generato e fondato, sviluppando un io cristallizzato in musica capace di metter a nudo, in modo cripticamente visionario-realistico, il suo autore.

Bastano una ventina di minuti incisi su disco a far fondere i nostri contorni con i suoi e, una volta amalgamati assieme, lasciarsi dirigere manderà in solluchero la nostra fame di sensazioni  risucchiando linfa vitale filtrata tramite la nostra.

E di pietanze, anche se sulla carta ne risultano solo cinque, ne verranno servite un bel po', perché Omid passa con disinvoltura da momenti schizoidi a quelli più introspettivi, lasciando intatta la componente onirico-dattilografa che lo contraddistingue e puntando, in maniera naturale, su una produzione ben curata.

Tra ritornelli ipnotici, synth, violini, suoni tribali, cambi di atmosfere gravide di sperimentazione, pattern, percussioni, cori, archi, echi, effetti, kaoss pad, chitarra-padrona e chi più ne ha più ne metta svetta oltretutto un songwriting compatto e suggestivo capace, senza indugi, di concedersi un'accezione “all'italiana” rivisitata con la verve di chi tende a mischiare aspetti diversi senza denaturalizzare le materie prime.

Questo freak-pop sixties/eighties versatile al punto da riuscire ad abbracciare slanci elettronici, noise e venature shoegaze ha la capacità di rimanere semplice e fruibile pur contando su una miriade di dettagli, un'abilità, questa che, unita al modo ossessivo in cui il tutto penetra nella testa, fa risultare tale  ambizioso ep un motivo per cui è d'obbligo un accorato countdown fino all'uscita del primo disco ufficiale. Nell'attesa: ascoltare a ripetizione Lenea in versione in studio o dal vivo (anch'essa, parola, di grande impatto).


__________________________________________
__________________________________________

lunedì 3 settembre 2012

Recensione New Candys - Stars Reach The Abyss

Foolica Records - 2012

Dall'omonimo Ep in analogico tornano i New Candys ricchi di nuove esperienze e velleità. Guadagnano così, con questa prima prova ufficiale che li vede trionfanti nella delicata impresa atta a far risplendere di luce plumbea l'unione feconda del suono caldo delle viscere del rock con il fascino perverso della decadenza, un biglietto di prima classe verso l'olimpo dei “gruppi da tenere sott'occhio”. Un bersaglio, questo, centrato già con i loro primi passi e, resosi ancora più meritevole dal pieno appagamento delle aspettative preposte, di certo non mancherà di un seguito altrettanto fulgido.

Le coordinate base del gruppo possono tradursi in: giovane età, Treviso e percorso artistico intrapreso insieme dal 2008 ma, anche se i pregiudizi relativi possono rendere arduo l'accostamento dei passi compiuti successivamente, i quattro, in barba ad essi, hanno dimostrato come il talento possa essere radicato anche nelle fresche formazioni nostrane alle “prime armi”. E ve ne accorgerete fin dalle buie note iniziali in apertura.

“Qualità” d'altronde sembra essere la parola feticcio di questi onnivori musicali, i quali, dosando in maniera cadenzata luci ed ombre, riescono a farci immergere in un super accessoriato trip a cinque stelle alimentato da passione e ricerca sonora. Preparatevi, quindi, ad un viaggio capace di cambiare le vostre necessità, perché qui non si scherza e le intenzioni vengono esposte durante lo scorrere caleidoscopico di “Stars Reach The Abyss”.

E' proprio la struttura plastica dei costrutti, infatti, a rendere noi ascoltatori succubi delle sensazioni, facendoci approdare, in maniera più o meno repentina, da una cospicua dose di trasognata psichedelia ad un teso shoegaze sporco e visionario. Ma se il suddetto prospetto potrebbe rendervi sazi sin da ora vi conviene starne alla larga, perché tale approccio non è che l'inizio dell'esperienza in cui i quattro ragazzi, con il loro immaginario zampillante, hanno intenzione di condurci.

Flussi di coscienza evocheranno immagini definite o più soffuse, distorsioni avvolgenti deflagreranno la nostra intimità, voci profonde, riverberate o rese strumento ci faranno smarrire la percezione della realtà eppure non basta, non hanno intenzione di fermarsi neanche qui sfruttando così al massimo le potenzialità di ogni aspetto, tanto che il minutaggio di questo lavoro segna 46 minuti, ma la nostra esplorazione sembra iniziata ormai da tempi immemori.

L'incedere di pulsazioni mantrico-etniche (vedi impreziosire con percussioni, xilofono o sitar alla Ravi Shankar) congiunte con atmosfere rock-noise lisergiche, saturazioni di evanescenze stoner ed un certo appeal suadente anche nei picchi maggiormente stratificati sono poi, senza dubbio, ulteriori campanelli di allarme abili a sottolineare il modo in cui uno scenario conosciuto possa riservare sorprese e particolarità capaci di renderlo godibilmente nuovo. Una caratteristica, questa, facilmente annoverabile tra le fondamentali ma, tuttavia, difficile da raggiungere e, pertanto, la sua presenza risulta ancor più un aspetto fondamentale per constatare la validità della prima produzione della band.

Ritmiche marziali, crescendo di chitarra, dilatazioni oscure, rimandi new wave, garage o subdole aperture dagli slanci danzabili aggiungono ulteriori tasselli ai rimandi 60/70 ma, proprio come nel mondo di contrapposizioni in cui i New Candys ci hanno portato, i sopracitati elementi riescono allo stesso tempo a rafforzare l'assetto soggettivo della verve del gruppo.

Questo è quindi ciò che avviene quando le stelle raggiungono l'abisso. L'avreste mai detto?.

_______________________________
New Candys: www.newcandys.com
_______________________________

giovedì 19 luglio 2012

Recensione DID - Belong to You

Foolica Records - 2012

La parola -certezza- si associa con disinvoltura ormai da tempo ai Did, una sorte, questa, condivisa, con altrettanto slancio anche dalla loro etichetta, la sempre attenta Foolica Records. Cosa possiamo aspettarci di conseguenza dalla rinnovata unione delle due forze? I maligni potrebbero incoraggiare risposte simili a quelle che girano intorno a chi compie un passo falso o a gruppi incapaci di reggere il peso del precedente buon lavoro, ma questi non sono i protagonisti adatti a dar riscontro a tali supposizioni e pertanto con “Belong to You” giunge intatta la ritrovata fede nella siffatta unione.

A distanza di tre anni da “Kumar Solarium” ecco quindi avvalorarsi la tesi tramite il neo arrivato Ep, il quale si struttura non solo con il giusto equilibrio tra riconoscibilità degli elementi distintivi “passati” e la voglia di ampliare il proprio sguardo, ma anche puntando sempre più verso un respiro internazionale da non sottovalutare.

Punti di forza come la carica punk-funk dal sangue sintetico ricco di elementi multietnici sono pertanto ancora segni vividi e presenti del loro percorso, ma la voglia di sperimentare ne ha sfumato gli angoli fino a cambiarne la forma. E' perciò in questo modo che i quattro ragazzi, pur senza denaturalizzarsi e godendo della forza degli elementi sopracitati, riescono a farci approdare in lidi smaccatamente diversi da ciò a cui ci avevano abituato finora, ma il diritto di perdersi, garantito, non sarà concesso nemmeno una volta riscontrato l'abbassamento del tasso di acidità.

Electro pop avvolgente, voci filtrate, delay, percussioni, riff ossessivi, melodie rarefatte dagli andamenti rockeggianti ed i tratti post-punk impregnati nelle sempre presenti sonorità inusuali sono ora i dictat di questi torinesi, ma in fondo la sostanza resta invariata: farci ballare fino all'ultima goccia di sudore.
Un'unica pecca va infine alla scarsa quantità di materiale proposto (quattro tracce) la cui esiguità è  capace di penalizzare in maniera considerevole l'esposizione delle potenzialità della prolifica band. Ma d'altronde si sa, l'habitat naturale dei Did è sul palco, lasciamoci ingolosire da tale assaggio e gustiamo il tutto in sedi più appropriate.


__________________________________________
__________________________________________

sabato 19 maggio 2012

Recensione Colapesce - Un meraviglioso declino

42Records - 2012

Basterebbe il paio di parole utilizzato per titolare il primo lavoro solista di Lorenzo Arciullo a far esplodere un immaginario capace di catturare la realtà e tradurla in magia dalla luce ombrosa, ma in tempi di governi tecnici i sognatori non badano a spese e questo giovane, in arte Colapesce, distilla a tale scopo il sopracitato ossimoro perfetto in tredici pezzi-gioiello idonei a discorrere con la nostra anima.
Le grandi manovre dei subconsci, raziocini ed epidermidi private, d'altronde, sono il motore immobile della poetica di Arciullo, eppure qui non abbiamo bisturi affilati pronti ad affondare dentro di noi, bensì parole soffici disposte a mutare a seconda dell'animo incontrato.

Quello di Colapesce, non certo estraneo alla scena (vedi il ben avviato progetto// Albanopower o gli estemporanei Santiago), infatti, è un disco fatto di sensazioni, sopravvivenza ai minimi storici e pura bellezza estatica in cui ogni aspetto è fondamentale e collocato con commuovente cura materna. Un lavoro fatto di parole, musica, magia e nulla più, la cui validità si concretizza mediante il calore umano di chi ne ha le redini e si espande fino a sublimare il circondario di soavi immagini e profumi post idealisti. Ma non è l'edulcorazione a vestire d'incanto la realtà ma, al contrario, i suoi aspetti  più crudi, i quali vengono nobilitati attraverso le strutture dei componimenti fino a sentire il desiderio di tenerti per mano e condurti in punta di piedi lungo il candore dello scadimento quotidiano.

Tramite la “semplice” forma canzone, quel tanto violentato uso del basilare strofa-ritornello-strofa, vengono soffiati, al ritmo di battiti del cuore, respiri e sudore, piccoli tasselli / mondi a sé atti a costruire nell'insieme uno scenario definito quanto libero di interpretazioni.

E sono davvero incalcolabili i microcosmi su cui si regge il disco di questo artigiano siciliano, sfiorateli a piacimento e, tra questi arrangiamenti maniacalmente costruiti, timbri incisivamente pacati e variazioni lievi quanto fondamentali, ne scoprirete ulteriori fino a diventarne famelicamente dipendenti.

Colapesce, cullandoci con non pochi scossoni, tra trame indie folk elettroniche, magistrali bilanciamenti di cantautorato moderno e tradizionale, rimandi '60 '70, influenze anglosassoni capaci di non stridere con la sua italianità e lo sguardo posto verso le regole della poesia, riesce, con cristallina ed ipnotica profondità domestica, a disarmarci di tutte le nostre difese e noi staremo al gioco. In questo modo, anche se armoniosamente subissati, emergeranno le nostre vulnerabilità, ma non ne rimarremo intimiditi perché è proprio questa la veste con cui dobbiamo approcciarci per godere dello spleen metropolitano, e fidatevi, se questo è l'aspetto del declino, è davvero meraviglioso come Arciullo dice.





___________________
Colapesce: facebook
___________________

martedì 10 aprile 2012

Recensione Heike has the Giggles - Crowd Surfing

Foolica Records - 2012

Prendete la forza di cento persone e pompatela dentro tre ragazzi dall'aria sveglia e la voglia di non fermarsi mai, moltiplicate successivamente il tutto per cinque e avrete davanti a voi non più della metà della carica degli Heike has the Giggles.
Ai più questo nome non risulterà certo sconosciuto, ma per i malcapitati a cui tale richiamo non disegna ancora immaginari precisi è giunta l'ora di dar retta a quella sveglia, situata appena sotto il naso, intenta, non a caso, a suonare già da un po' di tempo.

Ecco arrivare, quindi, per buona sorte della seconda fascia, “Crowd Surfing”, il gancio giusto che vi strapperà via dallo stato di noncuranza; per chi invece ha già consumato “Sh!” e sgomitato più volte tra corpi sudati, non servono introduzioni, basterà dire “sono tornati” e gli animi si riaccenderanno.

Preparatevi tutti ora a spargere nell'aria coloratissimi coriandoli ricavati da una miscela multisfaccettata fatta di istantanee dei due anni trascorsi dal primo al secondo gradino salito e fissato su disco, non solo non ne potrete più fare a meno, ma vi renderete conto di sentire una necessità sanguinolenta ogni volta che il vostro umore si trova in discesa più o meno liberà.

Già, perché uno dei massimi benefici che possiamo trarre dall'ascolto è proprio una tangibile sensazione di aria fresca ed effervescente capace di alleggerire i toni plumbei pur contenendone specifiche nuance, contagiandoci in questo modo con la stessa giggles di cui Heike è affetto. E la ridarella lo sappiamo tutti, una volta innescata difficilmente si riesce ad arginare, portandoci così da momenti di brio devastante a lacrime traducibili come segno di una totale messa a fuoco del non-controllo o di qualche riga di sale amaro resa meno violenta dalla grossa dose di ilarità.

Figli riconosciuti del post-punk rockettaro d'urgenza giovanile (classe '88) gonfia di malcontenti quanto di sovraeccitata solarità, con questo nuovo lavoro gli Heike continuano a percorrere la stessa strada da cui ci intimavano il “silenzio”, cavalcando, però, con passo più sicuro ed irrobustito dalle esperienze fatte in questo lasso di tempo. Riescono, pertanto, ad apportare, con una crescita fisiologica, sottili ma rilevanti cambiamenti capaci di non denaturalizzare il loro marchio di fabbrica pur raggiungendo nuovi traguardi.

Crowd Surfing, infatti, resta intriso di quella corporeità “tipica” della registrazione in presa diretta, ma può vantare una produzione più collimata ed idonea ad impreziosire le loro peculiarità. Anche gli arrangiamenti e la scrittura, d'altronde, pur mantenendo spontaneità, trovano uno spessore più ragionato e, aggiungendosi ad elementi come un'attenzione mirata a favore della forma canzone, riescono ad aprirsi con slancio ad un pop dall'animo decisamente riot predisposto a prendere le redini della sensibile maturazione.

In un certo qual modo i tre energetici ragazzi, con la loro voglia di mettersi alla prova, si sono spogliati di alcuni elementi dando un peso specifico al caos pogo-dance-funfunfun, riuscendo ora a mantenere intatte le godibilissime atmosfere dell'on-stage anche durante l'ascolto casalingo.
I testi, d'altro canto, non sono un'appendice di ritmi serrati, possenti chitarre nervose, bassi modellanti, mood esterofili e quant'altro, ma esprimono dilemmi generazionali fatti di incomunicabilità, paure, sfoghi, incertezze ecc. stretti in una morsa di impertinente ironia capace di anestetizzare tali fattori e rendere le parole ambigue una volta incapsulate all'interno di queste canzoni-mitraglietta.

Non lasciatevi spaventare, se avete più di trent'anni, da chi dice che il trio di Solarolo sono una sorta di teen band rivolta solo ad una frangia altrettanto giovane, perché forse determinati argomenti si potranno ripercorrere con nostalgia, ma arieggiare gli ambienti è necessario a tutte le età come insegnò l'arrivo di Bowie dopo anni di ottimo e meno ottimo progressive-ascolta-in-estasi-e-non-muovere-un-muscolo.

Lasciate quindi che gli HHTG s'impongano nella vostra testa con la loro power impazienza elettrica caramellata unita ad una voce di cui il rock al femminile aveva bisogno e, garantito,  non avrete remore a farvi solleticare/graffiare in modalità loop irrefrenabile, tanto che, come per ogni delirio da abuso di carica che si rispetti, potrete essere soggetti a compiere gesti “insensati” come buttarvi sulla prima folla che vi capita a tiro.




_______________________________
Heike has the Giggles: 
_______________________________

martedì 10 gennaio 2012

MINGLE: "Masks" è il nuovo disco in uscita per Tannen records

Mingle con Masks, continua il suo viaggio onirico iniziato con Movements, un percorso evocativo ricco di scenari immaginari, dando un tema ben preciso alle sue opere, ovvero un viaggio introspettivo, fortemente malinconico. 

Un quadro tinto non solo con colori vivaci, che si snoda attraverso statici minimalismi, paesaggi aggressivi, ricercate armonie e ritmi incalzanti. 

Undici brani che fanno di Masks un viaggio senza soluzione di continuità da ascoltare, vedere e pensare. 

Avvertenze per l‘uso:
Per un miglior effetto emozionale, si consiglia di assimilare Masks in caso di pioggia. 
Conservare il prodotto lontano dai raggi solari. 

Masks esce il 10 Gennaio 2012 per Tannen Records, in vendita sulle piattaforme digitali iTunes, Amazon, Juno, Chemical Records, Discogs e dal sito della Tannen Records. 

Credits:
- Registrato presso l‘abitazione di Mingle da Aprile a Luglio 2011, 
- il Mastering è stato affidato ad Eraldo Bernocchi (Sigillum S, Mick Harris, Bill Laswell, Toshinori Kondo, Harold Budd, Thomas Fehlmann).

lunedì 9 gennaio 2012

OLAFUR ARNALDS: ANOTHER HAPPY DAY O.S.T. è il nuovo disco del giovane compositore islandese in uscita il 27 FEBBRAIO. In tour in Italia ad aprile

La prima colonna sonora per un film di Hollywood ad opera del giovanissimo compositore islandese Ólafur Arnalds!

LABEL: ERASED TAPES RECORDS
ITALIAN RELEASE DATE: FEBRUARY 27, 2012

Another Happy Day è il film di Sam Levinson (esordio alla regia, nel cast della pellicola Demi Moore e Ellen Barkin), la colonna sonora originale è stata composta da Ólafur Arnalds e sarà pubblicata il 27 febbraio 2012 attraverso l’etichetta di musica classica moderna Erased Tapes Records. 

TRACK LISTING:
1. The Land Of Nod  2. Through The Screen  3. Before The Calm  4. Lynn's Theme  5. Alice Enters 6. The Wait  7. A Family Stroll  8. Poland  9. Out To Sea 10. Autumn Day  11. Everything Must Change

_________________________ 

 ÓLAFUR ARNALDS SARA’ IN ITALIA IN CONCERTO:
Domenica 1 Aprile,  Parma,  Auditorium Paganini Lunedì 2 Aprile, Ravenna, Teatro Rasi
Martedì 3 Aprile, Roma, Brancaleone
Per informazioni sui concerti: www.comcerto.it – info@comcerto.it
_________________________

A soli 24 anni Ólafur Arnalds è considerato uno tra i più cristallini talenti della musica contemporanea. Massimo esempio di evoluzione del suono attraverso la musica classica ed i suoi arrangiamenti per pianoforte, Olafur è emerso dal panorama della musica contemporanea grazie al suo particolare ed unico approccio, capace di unirsi anche ad un sentire indie ed elettronico. Nato solo 24 anni fa, il talento di questo giovanissimo compositore islandese (Olafur è nato e vive a Mosfellsbær, pochi km fuori Reykjavik) è emerso negli scorsi due anni grazie a tour in tutto il mondo e soprattutto grazie al capolavoro ...And They Have Escaped The Weight Of Darkness (sempre edito da Erased Tapes Records) che lo ha portato ad esibirsi in Italia in contesti importati e prestigiosi come MiTo settembre Musica e Ravenna Festival.


'The indie kid who knows the score’ – Guardian’s Observer
'An artist who can exert power with the lightest of touches’ – BBC Music  


Parole di Olafur:
‘In mid-December 2010 I was on a holiday in China when I received an email from Sam Levinson about the film. We got on the phone at like 4 in the morning Beijing time and ended up talking all through the night, instantly connecting. He told me that they had been listening to my music while making the film, so the film was already very influenced by my music. However, it was not until Ellen Barkin – the beautiful force that she is – had pestered the producers for a week, calling them every day about how I am the right one for this film, that they finally gave in. The only catch was that it had to be done two weeks later, in the first week of January. So I ended up scoring nonstop all throughout Christmas, making my mother mad in the process.’   - Ólafur Arnalds
 
________________________________________
Ólafur Arnalds  www.olafurarnalds.com/
________________________________________

martedì 3 gennaio 2012

Giveaway Musica da Cucina - Musica da Cucina

Vuoi vincere il download digitale del secondo album di Musica da Cucina?

Segui queste semplici regole ed arriverà direttamente nella tua casella di posta elettronica!:

1. Diventa fan della pagina facebook di Musica da Cucina: qui
2. Clicca "mi piace" sul DemoVideo: qui
3. Lascia un commento sotto questo post specificando l'indirizzo mail al quale sarai ricontattato

Il concorso scade il 31 gennaio 2012 e saranno ritenuti validi solo i commenti lasciati entro mezzanotte dello stesso giorno. L'estrazione avverrà tramite Random.org e il vincitore sarà ricontattato entro le 24 ore del giorno successivo.




________________________________________________________
Recensione Musica da Cucina - Musica da Cucina: qui
________________________________________________________
Musica da Cucina: www.fromthemountains.com/musica_cucina
________________________________________________________

mercoledì 16 novembre 2011

THE MACCABEES: Unica data italiana Milano / Magazzini Generali

La loro emozionante “NO KIND WORDS” è colanna sonora di Gettysburg (la serie tv colossal prodotta e diretta da Ridley e Tony Scott) e, in attesa di pubblicare “GIVEN TO THE WILD”, il terzo album previsto per gennaio 2012, stanno girando il regno unito con concerti sempre sold-out.


QUESTO E’ L’ANNO DELLA CONSACRAZIONE INTERNAZIONALE PER:


LA MIGLIORE NEW WAVE DEL MOMENTO ARRIVA IN ITALIA PER UN’UNICA DATA!

Veloci e rapidi ma allo stesso tempo emozionanti e fantasiosi, i londinesi THE  MACCABEES tornano con un nuovo album in uscita per Polydor/Universal ad inizio gennaio. Prodotto da Tim Goldworthy (fondatore della DFA Records e Producer di Massive Attack, The Rapture e Cut Copy) “GIVEN TO THE WILD” arriva dopo 2 precedenti ottimi album e la tournee che li ha visti in Italia con gli Editors.

 Domenica 12 Febbraio 2012
Milano – Magazzini Generali

Via Pietrasanta, 14
Apertura porte Ore: 20.00 - Inizio Concerti Ore: 21.00
prezzo del biglietto: 18 euro + diritti di Prevendita

Biglietti in vendita dalle 12.00 di venerdì 18 novembre sul circuito Ticketone e da venerdì 25 novembre  nelle altre prevendite autorizzate

__________________________


Informazioni su come acquistare i biglietti:
Ticketone 892 101 www.ticketone.it
Ticket.it 02 54271 www.ticket.it

Bookingshow 800.58.70.55 www.bookingshow.it

__________________________

L'organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati  non presenti nei nostri comunicati ufficiali.


__________________________


The Maccabees sono una delle realtà più apprezzate della scena inglese, in bilico tra indie-rock e rock mainstream. Annunciano il loro ritorno in Italia forti delle attese legate al terzo disco “Given To The Wild” in pubblicazione ad inizio gennaio 2012 per Polydor/Universal,  un disco pieno di aspettative legate alla definitiva consacrazione anche a livello internazionale per quella che è indubbiamente una delle più valide band inglesi in cicolazione.

Negli anni The Maccabees sono comunque riusciti a ricavarsi il loro spazio attraverso una crescita lenta ma costante, racchiudendo nei suoi cromosomi l’essenza del pop-rock inglese: una rielaborazione ingegnosa e fantasiosa della new-wave made in UK iniziata con il primo album Colour It In e continuata con lo splendido Wall Of Arms che contiene l’epica e gelida No Kind Words, singolo utilizzato anche recentemente nella colonna sonora della serie TV Gettysburg di Ridley e Tony Scott.

Poche sono le notizie sul nuovo disco ed ancora non è stato reso noto il singolo apripista di Given To The Wild: si sa che il disco è stato scritto nella sala prove della band, nel quartiere londinese di Elephant And Castle, e che è stato poi finito ai Rockfield Studios in compagnia di Tim Goldsworthy (fondatore con James Murphy della DFA Records e producer di Unkle, Massive Attack, The Rapture e Cut Copy) e Bruno Ellingham. Dalle primissime dichiarazioni uscite il gruppo dice di essersi ispirato a fonti musicali tra le più disparate. Per la scrittura dei brani si va dal suono baggy degli Stone Roses, fino alla ricerca piena di stile di Kate Bush e David Bowie, che si andranno a fondere con le influenze che da sempre The Maccabees lasciano intravedere nel loro sound ovvero The Cure ma anche Arcade Fire la new-new-wave inglese degli ultimi anni.

C’è grande attesa per il ritorno dei The Maccabees che si candidano già da ora a diventare una delle band più richieste in arrivo dall’Inghilterra per il 2012!


______________________________________
The Maccabees: www.themaccabees.co.uk
______________________________________