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domenica 18 novembre 2012

Recensione Miss Chain & The Broken Heels - On a Bittersweet Ride



Andando su e giù per le montagne russe degli stati d'animo dell'umano genere i vicentini Miss Chain & The Broken Heels, con questo primo album, ci portano dritti verso spiagge assolate ed ustioni dalla varietà di gradi. Non sforzatevi però a cercare tali luoghi sulla cartina, perché questo viaggio ci farà arrivare più lontano di quanto possiate immaginare, aprendo le porte del tempo e riuscendo a farci giungere sì nei luoghi designati ma, allo stesso tempo, ci troveremo lontano dal punto in cui siamo di almeno quattro decadi.

Alti&bassi, corsi&ricorsi storici, in una trentina di minuti suggellati in 12 pezzi abbiamo modo di regalarci una buona dose di empatia, andando dal solluchero del condividere atmosfere sonore  anacronistiche fino al ritrovarsi nelle note spensierate o più amare.
Già, perché come detto, in “On a Bittersweet Ride” non c'è spazio solo per la leggerezza a perdifiato ma, quasi in egual misura, trovano ampie collocazioni anche quelle nubi cariche di infausti presagi che nel bene o nel male spuntano in ogni cielo.

E' il profumo d'estate però a prendere il sopravvento (almeno in apparenza) ed ecco qui che, da una certa compattezza strutturale, zampillano note frizzanti ed immediate coadiuvate da una voce limpida e coinvolgente.

Tanti i riferimenti ai gloriosi anni 50/60, vere e proprie colonne portanti di questo lavoro, ma non parliamo di mero revival in quanto, pur rimanendo improntati su quei giri piuttosto conosciuti, arricchiscono il tutto con una verve indie melodica attuale, slanci eighties ed una certa essenzialità capace di dare un tocco personale e sincero a tutto l'organico. Ma non è finita qui; ad impreziosire ancor di più queste efficaci armonie power surf-pop / garage-rock'n'roll dalla carica soft punk e vagamente blues intervengono anche tocchi di banjo, sax, tastierine “giocattolo”, arpeggi e tutte quelle particolarità capaci di esulare dal contesto di riferimento e caratterizzare il proprio sound specifico.

Difficile poi resistere all'energia contagiosa sprigionata dal carisma dei cinque ragazzi o a quel desiderio di buttarsi nelle danze ed in fondo la “validità” della musica si conta anche in quel che riesce a creare nell'unione collettiva, perciò, è inutile disquisire su come e quanto questo lavoro cambierà le sorti della musica (non pretende neanche di averne le velleità) ma se volete godervi pienamente la vostra estate o portarne con voi i sapori, fate un giro su questa giostra. Non ve ne pentirete.





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Miss Chain & the Broken Heels:  
misschainthebrokenheels.bigcartel.com
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mercoledì 8 febbraio 2012

Recensione Don Turbolento - Attack

Autoprodotto - 2011

Svincolare il termine "intrattenimento" dal termine "superficiale", ostinato ad ottenere sempre più il ruolo di sinonimo diretto del primo, genera spesso frutti interessanti come il secondo lavoro dei bresciani Don Turbolento.
Con "Attack", infatti, possiamo avere un chiaro esempio di come il divertimento possa essere sì un compagno fedele delle fasi di alleggerimento della testa, ma allo stesso tempo riusciamo a comprendere come esso non sia nella totalità dei casi complice del suo svuotamento. In questo modo arriviamo inoltre ad avere tra le mani il basilare primo elemento per additare la validità del disco come discutibile ma non difficile da constatare.
Proprio tramite tale punto si innesca quindi una reazione a catena madre di 10 tracce, le quali sono indubbiamente legate da un fil rouge, ma ben distinguibili l'una dall'altra grazie agli elementi  caratterizzanti. Il secondo fattore idoneo a rafforzare i giudizi positivi, d'altronde, risiede proprio in questa chiave, mostrandoci nel preciso modo un vasto spettro d'azione da cui osservare l'evoluzione dei due "turbolenti". In cosa consiste tale gamma poi è facilmente identificabile e, andando da un'apertura del suono fruibile quanto sperimentale fino a una più concreta consapevolezza  dei propri mezzi, a cui va aggiunta la conseguente palpabile disinvoltura, ci troviamo ad avere tra le mani ingredienti interessanti non solo dal punto di vista  "That’s entertainment" come cantava qualcuno da un Minnelli del '53, ma anche dalla prospettiva di ciò che un disco può cogliere al di là  della sua collocazione.

Notevole sono le influenze DFA, ma altrettanto palese è l'assimilazione delle stesse e la ritrasmissione secondo una più personale visione, una sorte, questa, riservata anche alla lecita appropriazione di un seminale passato electro wave '80.

Non tutti gli episodi sono però degni di nota, tuttavia, anche in questi casi va premiata la volontà di scoprire vie sempre differenti e non chiudersi nella buona riuscita di una soluzione stilistica consolidata.
Di voglia di stupire qui, d'altronde, ce n'è tanta e la minimale formazione (synth e batteria) non ha certo nessuna intenzione di tenere questa energia per sé. Gustatevi pertanto la varietà sonora capace di oscillare dall'indie-disco al kraut o dal funky ad un pop trainato da un'attitudine rockettara nel senso dancefloor del termine e ricordatevi che in fondo la musica "non" va capita ma ascoltata (e in questo caso anche ballata).


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mercoledì 28 dicembre 2011

Recensione Musica da Cucina - Musica da Cucina

Long Song Records - 2011

Come le arti apparentemente diverse possano trovare felici e comuni accordi ce lo riassume in parte il termine sinestesia; quanto la musica abbia rapporti intimi con utensili & affini ce lo spiega, invece, Fabio Bonelli anche conosciuto con lo pseudonimo “Musica da Cucina”

Secondo album, quattro anni dall'esordio ufficiale e tanta voglia di portare avanti quel discorso aperto con passione ed evoluto con altrettanto cuore.
Ecco dunque, in questi nuovi incisi, scorrere nuovamente la linfa vitale dei primi cenni, caratterizzandosi così con ritrovata alchimia tra i suoni propriamente legati agli strumenti preposti al caso e quelli provenienti dalla soggettiva animazione del nostro circondario.

Certo, però, non si può dire che questo sia solo un riproporre statico delle precedenti intenzioni, perché qui il lasso di tempo trascorso tra un lavoro e un altro ben si consta e si traduce in maturità.
Troviamo nuovamente tra noi, quindi, le grattugie, i bicchieri, le pentole, le posate e, chi più ne ha più ne metta, pronte ad offrirci inusuali servizi sotto la sensibilità di un Bonelli più perito e consapevole del suo percorso.
Tale affinamento, però, non ha raggelato l'atmosfera naive capace di orchestrare l'inanimato e di conseguenza, con una congrua dose di onesta istintività, viene sdrammatizzata l'aurea pretenziosa spesso ospite della musica concreta. In questo modo non solo riusciamo ad assaporare il lato genuino ma, attraverso tale sensibilità, si spalancano le porte a mondi visivi e alle rispettive allucinazioni sensoriali che, una volte sparse nell'aria, impregneranno l'ambiente di indimenticabili (e indimenticati) aromi.

L'epigono di Musica da Cucina, infatti, oltre ad essere un ottimo esempio di conoscenza dei suoni e delle loro potenzialità, è un album fatto di immagini curate maniacalmente, pertanto, con velato slancio, riesce a portarci all'interno di una struttura in cui ogni minuzia è essenziale per la resa totale dell'atmosfera. Proprio la suddetta sequenza, dettata secondo il peculiare immaginario di MdC, conferisce unicità al lavoro, sottolineando un senso di irreplicabilità anche quando il tracciato si fonde con le scricchiolanti vie del “già sentito”.

Tra ambient, slow-core, melodia, suggestioni folk ed approccio post-rock, tuttavia, non è difficile mettere da parte una certa canonicità di alcuni tratti e, lasciandoci rapire dal ruolo primario dei dettagli, non risulterà poi estremamente arduo apprezzare questo lavoro. D'altronde solo così facendo potremo osservare la miriade di microsuoni disseminati ed emozionarci realmente con mestoli, forchette, le più conformi note di pianoforte, armonica, clarinetto o i disegni di nonna Elvira Giorgetti (vedi art-work).

Apriamo le orecchie e guardiamo attraverso esse le intime rarefazioni, i delicati rumorismi e, tra i sussurri modulati come note, sbizzarriamoci a scoprire l'incanto dei sottotesti fatti di invisibili sorrisi, risate o silenzi che diventano musica.

In questi 12 pezzi c'è il particolare affetto sgorgato dal giocare nella cucina e creare qualcosa, forse di immangiabile ma unico.

La tavola è apparecchiata, non resta che augurarvi buon appetito.




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Musica da Cucina: www.fromthemountains.com/musica_cucina
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sabato 24 dicembre 2011

Recensione The Peawees - Leave It Behind

Wild Honey Records - 2011

Senza neppure il tempo di percepire i sentori di un dato pericolo, ci troviamo a fare i conti con la trappola tesa dai Peawees al nostro dito cliccatore famelico di tasti play. Non appena “beffati”, infatti, senza lasciare spazio a compromessi, ci appare subito chiaro il diktat supremo a cui inchinarci, ovvero: perdere la concezione dei nostri movimenti e tirare fuori quanto più sudore sia possibile da un essere umano.
Proprio così, perché bastano le prime note del deciso inizio ad attivare a pieni motori i meccanismi limbici del cervello e, non riprendendo fiato gli stessi Peawees fino alla fine del disco, riescono a farci smarrire la concezione reale dei nostri movimenti ormai completamente vittime del trascinante ritmo.

Questo, però, non è solo un disco shake it all e, perciò, presenta sottili e precise caratteristiche idonee a condire il ben raggiunto status di “intrattenitore” intelligente.
Ponendo quindi in evidenza fattori rilevanti come la grintosa eleganza con cui reinterpretano le atmosfere vintage dei gloriosi 50/60, possiamo renderci conto già da ora che qui non si ha intenzione di scherzare ne tantomeno si ha voglia di fermarsi al buon primo punto. In fondo basterebbe un piccolo blow up su questa iniziale valutazione a sottolineare quanto gustoso sia quell'equilibrio tra passato e presente capace di farci portare a casa la vittoria. Potremmo addirittura chiuderla definitivamente con queste righe, specificando solo che, in tale armonia, vengono lasciati inalterati gli ingredienti storici pur fondendo all'atmosfera il proprio decennale retaggio con lo sguardo volto al futuro, ma sarebbe ingiusto non annerire ancora qualche pixel.

Prima però apriamo una parentesi: se la vena punk'n'roll, finora tratto distintivo del gruppo, vi sembra dissolta nell'aria, ascoltate con più attenzione il disco e vi accorgerete, come sopra citato, dello spazio ben distinguibile che essa occupa sotto forma di interessante evoluzione fatta di rock'n'roll d'annata intriso di panorami garage, blues e fruibilità pop, ricoprendo oltretutto un doppio ruolo traducibile in motore ed elemento di riflessione volto a ricordarci che il punk è in primo luogo un'attitudine.

Ma torniamo a noi. Un'altra stretta di mano la diamo alla voce avvolgente ed ai sali/scendi adrenalinici che la sua modulazione conferisce, portandoci così in una Memphis presleyana senza aver mai varcato l'uscio e a risanare i momenti in cui si fa largo una certa ripetitività degli schemi. E poi ancora, continuando ad annoverare i tasselli della riuscita di “Leave It Behind” troviamo anche una tangibile cura per i particolari vivi e presenti senza farsi intimidire dal groove fulmicotonico.

Con tutti questi inviti, di conseguenza, è d'obbligo danzare prendendo la mano e trascinando a noi dettagli come fraseggi di armonica, delizie di cori femminili, sixties chitarre gioiello, bassi r'n'b e quel inconfondibile allure a stelle e strisce ruvido quanto accessibile ma non ammiccante. Pertanto, arrivati a questo punto è superfluo dirlo: non rimanete ancora qui a leggere ed andate subito ad immergervi in “Leave It Behind”



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The Peawees: www.thepeawees.it
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mercoledì 14 dicembre 2011

KITCHEN TV: On-line la puntata con "I Cani"


E’ on-line la seconda puntata di Kitchen TV:
I Cani


Da oggi online la seconda puntata del live music show per il web, dove i maggiori esponenti della musica italiana, indipendente o mainstream, si esibiscono e si raccontano in ambienti familiari. Questa volta sono in cucina I Cani.
La trovate sul sito www.kitchentv.tv/

La band ha fatto le sue prime apparizioni nell’estate 2010, quando "I pariolini di 18 anni" e "Wes Anderson" hanno fatto capolino nei wall dei social network per poi finire ovunque ed essere recensiti sulle riviste più' importanti; hanno pubblicato il loro primo album "il sorprendente album d'esordio de I Cani" nel giugno del 2011 giusto in tempo per il primo live ufficiale al Miami e poi si sono nuovamente allontanati dalle scene per ricomparire in settembre quando hanno cominciato il tour che li ha già' fatti passare da quasi tutti i migliori club italiani. Tra un concerto e l'atro si sono fermati in cambusa per raccontarsi. Testi freschi e intelligenti su melodie killer, nessuna stranezza compositiva o di registrazione fanno dei Cani una band divertente ma che fa riflettere. L'attitudine e' lo-fi ma con molto tiro.

Nell'introduzione della puntata come promesso nel primo episodio Cecilia Strada, presidente di Emergency, presenta il Programma Italia (per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti) di cui KitchenTV è attivo sostenitore.

Con il secondo episodio della serie verra' pubblicato sul sito di KitchenTv un servizio fotografico su I Cani eseguito durante la puntata a cura de GLI ORSI®, collettivo di fotografi e videomakers brianzoli (http://vimeo.com/gliorsi)
Inoltre sul sito della Lomo, mitica macchina fotografica di fabbricazione sovietica che oggi rivive grazie a 2 studenti austriaci che negli anni 90 ne hanno ritrovato un esemplare ed hanno cominciato a sperimentare un nuovo stile di fotografia ora conosciuto con il nome di Lomography (Colori vibranti, forte saturazione), sarà' pubblicato un servizio fotografico sulla puntata scattato con una macchina Lomo ROCKET.

A gennaio terzo episodio della serie con la band Saluti da Saturno, che atterrera' a Kitchen TV con il Piano Bar Futuristico Elettromeccanico!

Le puntate sono visibili sul sito di Kitchen TV , su tutti i social network e condivisibili ovunque lo vogliate.
Guarda la puntata su:
http://vimeo.com/33589411


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www.facebook.com/kitchentvlivemusicshow
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Web:
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martedì 13 dicembre 2011

VERDENA: A sorpresa annunciano l'ultima data del tour

a band, reduce da più di 80 date in meno di un anno, ha deciso di salutare il pubblico prima di concedersi una breve pausa a seguito della quale tornerà in studio per le registrazioni del nuovo album.

Prevista solo qualche data all’estero, ma per i fans italiani il tour finisce qui.

Sarà una festa quindi, oltre che all’ultima data di questo tour pieno di soddisfazioni, la data del 27 Dicembre allo storico Bloom di Mezzago.




Martedì 27 Dicembre
VERDENA
“WOW” TOUR: ultima data
BLOOM
ore 22.00
Ingresso 10 euro
Via Curiel, 39 Mezzago


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info: 039/623853 - www.bloomnet.org
prevendite disponibili da oggi www.happyticket.it
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2PIGEONS: il 7 Febbraio esce Retronica

Il 7 Febbraio 2012 esce Retronica, (La Fabbrica Etichetta Indipendente) secondo disco dei 2Pigeons.

Il titolo svela l’approccio musicale di questo lavoro nel tentativo di avvicinare ciò che all’apparenza può sembrare distante ed inconciliabile.

Un esperimento chimico che attraverso la mutazione genera 11 nuovi brani (tra cui una canzone popolare albanese rivestita di metallo per l’occasione). Il disco è un viaggio attraverso mondi diversi dove si vivono storie che, se ad un primo ascolto possono sembrare surreali e fantastiche, in realtà parlano di stati d’animo non poi così estranei agli abitanti del nostro pianeta terra.

Tema ricorrente è la metamorfosi, nelle sue varie forme, fisiche e mentali, con punti di vista che si ribaltano, sia nella stessa canzone che tra una e l’altra.

Come anticipato, in questa seconda esplorazione interplanetaria i 2Pigeons, oltre ad essere stati accompagnati dal produttore Alberto Roveroni, hanno avuto la fortuna di incontrare speciali ospiti che hanno contaminato questo viaggio con le loro personali visioni. Tra gli altri: Roy Paci, Giovanni Gulino (Marta sui tubi), Enrico Gabrielli (Afterhours, Calibro 35) e Pierpaolo Capovilla (Il Teatro degli Orrori).

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lunedì 12 dicembre 2011

Recensione PUNTInESPANSIONE - Trentenni Sofisticati

U.d.U. Records / New Model Label - 2011

Strana razza i trentenni, ancora troppo giovani per sentirsi del tutto uomini, troppo in là con gli anni per concedersi il lusso dell'immaturità. Ed è così che proprio questa diventa, antropologicamente parlando, una delle fasce d'età con maggiori sfumature della nostra esistenza.
Quelli sotto egida della U.d.U. Records / New Model Label sono, autodichiaratamente, trentenni sofisticati, e da qui nasce un disco manovrato dai PUNTInESPANSIONE.

Il concetto di sofisticato, come tutto del resto, indubbiamente muta mediante gli occhi altrui e gli standard della società ma, in questo luogo, un dato senso di ironia radicale unito ad una in fondo reale impressione, ci strappa volentieri un primo consenso.

L'impressione d'apertura, infatti, ci svela con disinvoltura le intenzioni dei quattro, ovvero: parlare dei temi cardine della vita cercando di smuovere qualche coscienza e trasmettere emozioni.
Nelle 13 tracce del lavoro, d'altronde, certo non sorgono dubbi su quanto la possibilità di fissare i propri pensieri enfatizzi l'impellente necessità di uno sfogo/condivisione, per cui, se siete in cerca di facili accondiscendenze, queste non sono le menti che fanno per voi.

Nel secondo album dei putignanesi sono irriverenza, ironia e precisi sguardi impietosi a far sgorgare  le riflessioni e, pertanto, la necessità sopracitata trova terreno fertile fino al compimento della sua missione.
Altro discorso è, invece, la rilevanza di tale compito, la quale ben si distingue dalla validità degli intenti ma non può venir meno nel risultato globale. A causa di questa spina nel fianco, però, proprio non si può evitare di notare quanto l'impeto del lucido disgusto sociale rasenti, in maniera demotivante, i rigorosi luoghi comuni di sempre, portandoci con slancio a rivalutare l'iniziale buona accoglienza.
Ripetere giova e le “nuove leve” non devono proprio per questo lasciar spegnere la fiamma dello spirito critico, ma anche la nausea post stessa minestra riscaldata vuole giustizia e in “Trentenni Sofisticati” si ha un menù lessicale più invitante quando si parla dei rapporti uomo/donna rispetto a quando ci si addentra in temi di quotidiano squallore.

L'Italia fa un passo avanti (senza neanche sprecare troppa convinzione) e 137 indietro, siamo saturi di tutto ciò che non si evolve, anche delle stesse ripetute parole.

Arrivare alla fine del disco tuttavia non è un compito poi troppo ingrato perché, un certo ottimismo sottile ma ben presente, accompagna, come un buon sorso d'acqua dissetante, il nostro  percorso fino a farci apprezzare la bellezza modesta del solito rancio.
Traendo beneficio da tale fattore notiamo tutto ciò che riesce a coinvolgerci, andando così a sottolineare elementi come la buona giostrazione delle metriche e del timbro vocale, un panorama eterogeneo e l'umiltà di non prendersi sul serio pur parlando di temi di un certo spessore. Aggiungiamo infine che, con un rincorrersi di folk, rock, reggae, ska, bossanova, latineggiamenti e cantautorato (in cui trova spazio anche la cover di “Pigro” del buon Graziani), abbiamo senza dubbio qualche appiglio per sollazzarci e un “mi piace” alla fine possiamo spolliciarlo senza troppe remore.

Speriamo davvero, perciò, che i Punti si espandano fino a trovare una via meno dispersiva.





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PUNTInESPANSIONE: www.puntinespansione.it
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martedì 6 dicembre 2011

Recensione Spread Your Legs - Hooray

Lobello Records - 2011

Quando la grinta, le capacità e l'amore smodato per un certo tipo di sonorità si uniscono ai fremiti giovanili, solitamente, con vesti più o meno appropriate, nasce un disco come “Hooray” degli Spread Your Legs.
Sempre più sono le band gravide di fascinazioni retrò e, sempre più, ci troviamo ad annaspare in un oceano di acque rotte in cui non si capisce (e spesso non si sente il bisogno di capire) dove inizia la placenta di una e finisce quella dell'altra. Al contrario, invece, ci viene voglia di scandire un chiaro “No, grazie” al solo barlume d'invito pro nuotatina di piacere.

Curiosità&speranza, però, rivendicano costantemente il loro status di "coppia solida" ricordandoci il potenziale di una cliccatina sul tasto “play” e quanto sarebbe triste non riuscire più a concederla. D'altro canto, male che vada, date le premesse, possiamo sempre mischiare il tutto con acque dolci e rafforzare i nostri momenti danzerecci, perché una cosa è certa: con gli S.Y.L. difficilmente riuscirete a non muovere un muscolo.

Ma veniamo a noi. Il lavoro di questi quattro ragazzi si può definire interessante in linea di massima, eppure, andando un leggero strato più affondo, riecheggia ben distinguibile il sottotitolo “non per ora”.
Partendo dalle qualità citate in apertura potremmo andare avanti con disinvoltura, ma è davvero ingombrante il freno tirato dalla mancanza di una propria personalità, risultando così, per quanto buono, un distillato di artbrutfranzferdinandecceteraeccetera.
Questi salentini sono bravi, perché “sprecano” tempo con la donna di tutti invece di rivolgere lo sguardo verso quella della loro vita?. Sarà forse la necessità di una nave-scuola o, perché no, l'urgenza di “giocare” un po' prima di completare lo svezzamento, ma il risultato non cambia.
Potremmo anche rispettarla una qualche scelta subconscia considerando le virtù di quel che ci presentano, tuttavia, sostanzialmente, ci dispiace davvero che l'estro peculiare sia tenuto sotto chiave in uno scrigno e, per tale motivo, proprio non riusciamo a mandare giù il boccone.

Ad un passo da noi abbiamo un dinamico indie-rock britpoppiano punkeggiante ripieno di strabordanti dosi di new wave innestate su groovosi respiri sintetici, eppure, anche se ci mandano in sollucchero, tutto prende le sembianze di una sorta di Paese dei Ricordi e ciò che ne consegue assume i tratti di un amacord di quel che si era o si sarebbe voluto essere.

La messa in pratica scolastica, purtroppo, non si salva neanche davanti a bassi prorompenti, azzeccati riff di chitarra, accattivanti coretti o all'irresistibile ritmo sincopato; tutti elementi che, non trovando un'adeguata stesura, ci riportano inevitabilmente ad un godere di rimando senza sorprese.

Sicuramente dal vivo regalano maggiori soddisfazioni, perché il suono c'è ed è tangibilmente  convinto, ma per adesso necessita davvero trovare la chiave dello scrigno.



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Spread Yout Legs: www.myspace.com/spreadyour
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venerdì 2 dicembre 2011

ZIBBA: debutto in Teatro nello spettacolo ALL'OMBRA DELL'ULTIMO SOLE.

Per tutto il mese di dicembre ZIBBA sarà tra i protagonisti del musical "All'ombra Dell'ultimo Sole" (di Massimo Cotto, regia di Emilio Russo) in programma a Milano al Teatro Menotti

Lo spettacolo è un racconto musicale basato sulle canzoni, le storie e i personaggi raccontati da Fabrizio De André.

Un musical anomalo, sulla nostra storia recente, su quegli anni ’70 caratterizzati da profonde trasformazioni e contraddizioni, ma già anni “mitici” per le generazioni successive. Protagonista della storia è un gruppo di giovani che vive un momento storico di grandi speranze e di gravi conseguenze: è il 1975 e i ragazzi decidono di aprire un locale in un magazzino dietro Via del Campo, dove fare musica e parlare di rivoluzione.

Zibba ha debuttato discograficamente con l’etichetta discografica indipendente Divinazione Milano /Terzo Millennio con la quale ha pubblicato due album:




“L’Ultimo Giorno”
anno di pubblicazione 2003
edizioni musicali Divinazione Music Sas







“Senza Smettere di Fare Rumore”
anno di pubblicazione 2007
edizioni musicali Divinazione Music Sas





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TEATRO MENOTTI 
Via Ciro Menotti, 11  Milano
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MARK STEWART: il leader della storica band THE POP GROUP, torna con un progetto solista anticipato da "NOTHING IS SACRED" in free download da oggi

l carismatico guru dell’industrial, leader della storica band The Pop Group,  torna con un nuovo progetto solista, The Politics Of Envy,  in uscita a marzo 2012 per Future Noise Music/Self.



Nothing Is Sacred è il brano che anticipa il nuovo lavoro di Mark Stewart, disponibile in free download al sito www.markstewartmusic.com a partire dal 2 dicembre.




“Mark Stewart has led the attack on conformist reality. Mark is a constant inspiration and a true Thief of Fire.” 
-Primal Scream-



“The paradox of choice
Priceless Souls
In a neon wasteland...
Bankrupt ideologies
Litter the dealing rooms floors”
 
-Mark Stewart-



Mark Stewart makes an apocalyptic return amidst an increasingly agitated atmosphere. On December 2nd, Mark will release “Nothing Is Sacred” as a free download.  The track is a damning indictment of greed in a year riddled by riots, revolutions, occupations and increasing collapse of the global financial system. A collaboration with Crass vocalist Eve Libertine, German electro monsters Slope and Dan Catsis from the Pop Group on bass  “Nothing Is Sacred”’s howling funk-rock and unyielding political attack evolved from the sessions for Mark’s forthcoming album, and is the now-deleted AA of his limited 7” cover of the T.Rex classic “Children of the Revolution”.

Mark Stewart is one of those rare artists that has not only remained steadily prolific over the course of three decades, he continues to inspire with his pioneering sonics, viciously astute social observations and uncompromising manifestos.  Nick Cave, Alec Empire, Bobby Gillespie, Trent Reznor and Tricky amongst many others have cited him as a major influence, as well as a host of current provocateurs like Factory Floor, fellow Bristol producers Kevin Martin (The Bug, King Midas Sound) and Kahn. His 11th-hour appearance at St. Vincent’s recent London show duetting on his early Pop Group track, “She’s Beyond Good and Evil” elicited a breathless response from critics (“a firefight of vocoder-distorted vocals and funk-rock rhythms” – The Guardian) and St. Vincent herself: “I did not want that song to end ever!  It’s crazy to get to play with one of my heroes, I kinda can’t believe it.”


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Mark Stewart:
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giovedì 1 dicembre 2011

HACIENDA + NICK POWER from THE CORAL: Sabato 3 Dicembre al Vinile 45 di Brescia

Sbarca al Vinile 45 la psichedelica indie britannica, con una notte dedicata ai suoni d’oltre Manica.


This is England
A Psychedelic Brit Rock Night:


HACIENDA
+ from UK “Nick Power” THE CORAL Dj Set
+ resident dj Disco Not Disco





INGRESSO riservato ai tesserati Arci 2011
con un contributo di 5 EURO



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NICK POWER from THE CORAL - dj set
Eclettico, polistrumentista, in una sola parola geniale. Nick Power è il tastierista, chitarrista e seconda voce dei The Coral, band che ha segnato profondamente la storia della musica indipendente inglese ed europea, condizionando anche le scelte dei nuovi arrivati. Apprezzati dal pubblico, dalla critica e dagli stessi colleghi, hanno dato alle stampe ben 6 album in 8 anni, resi unici da un suono tipicamente marchiato Liverpool. A volte accostati ai The La's, altre agli stessi Beatles delle soluzioni più originali. Fatto sta che la band ha indelebilmente segnato l'ultimo decennio.
Nick Power è una sorta di jolly all'interno del gruppo. Diviso tra le tastiere (organo) e la chitarra, spesso si appropria del microfono per entrare nei controcori in numerose linee vocali. Versatile, intuitivo. Più stile che tecnica, anche se quest'ultima non manca a nessuno dei membri della formazione. Ma Nick è un po' il Brian Jones della situazione. Quello che con un tocco dona la caratteristica fondamentale al brano. In pianta stabile nei Coral fin dall'inizio, dai tempi dell'omonimo The Coral, del 2002. Ha attraversato la grande notorietà raggiunta nel 2005 con The invisible invasion, e ha contribuito a condurre il gruppo allo sdoganamento al grande pubblico con gli ultimi due album Roots and echoes e Butterfly house.
Attualmente il gruppo è in pausa dai live per concentrarsi sulla scrittura dei nuovi pezzi, ma appena può Nick concede il suo poco tempo a un'altra attività che ama da sempre: il dj set. Infatti il musicista si è sempre divertito a fare il dj durante gli after party dei Coral, oppure a feste selezionatissime tra pochi intimi amici. Ora si è deciso ad affrontare anche le platee dei club italiani. E ha assicurato che il suo sarà un set tutto da ballare. Si muove bene tra la psichedelia, il beat e il garage degli anni '60 (inglesi e americani) fino ad arrivare all'indie dei nostri giorni, ma alle hits preferisce le b-sides, senza disdegnare qualche sconfinamento, centellinato, nelle parentesi più conosciute. Insomma, l'anima e il piglio fortemente "brit" sono un tratto distintivo dei suoi dj set. D'altronde nelle musiche dei Coral è facile rendersi conto di quali siano le ispirazioni. Dunque sarà una buona occasione per ascoltare che cosa, da 10 anni a questa parte, abbia ispirato le loro linee musicali, di elevatissima qualità e toccante sensibilità.

The HACIENDA
Band indie mod punk fiorentina che ha appena concluso un tour in Inghilterra e ha aperto le date italiane dei BEADY EYE dell'ex OASIS Lyam Gallagher.



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VINILE 45
Via del Serpente, 45
Zona Ind. Fornaci Brescia
www.myspace.com/vinile45
INFO: 335/5350615  
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Recensione Il Paradiso degli Orchi - Il Paradiso degli Orchi

Orquestra Records - 2011


Recentemente in quel di Brescia l'immaginario comune sembra aver subito attacchi sostanziali e, grazie ad un combo di quattro persone, gli orchi si svincolano dal loro atavico ruolo fino a trovare nel “paradiso” un luogo confortevole in cui completare l'espiazione.
Ecco qui, quindi, trasposta in 12 pezzi + 1,  l'estensione del concetto di luogo ameno e la condivisione degli spettri personali ormai non più costretti a fluttuare, battere e sbattere solo dentro di noi. Pertanto attenti a voi: maneggiate con cautela il tasto “play”.

“Il Paradiso degli Orchi”, debutto eponimo del quartetto bresciano, infatti, ci trascina subito, mediante una teatrale intro, nel vortice creato da queste cariche libere e, una volta ammessi al suo interno, ci renderemo conto che la dicitura “paradiso” è valida solo per i sobbalzi dell'anima e non certo per l'ascoltatore ormai in piena balìa degli stessi.
Non ci vorrà di fatto molto per sentirsi alla deriva in tale mare in tempesta perché, l'eterogeneità di questo lavoro, rende omaggio e trae forza proprio dallo sballottamento delle sue atmosfere.
Dal canto loro l'impegno in tale senso è ben strutturato in quanto: da una matrice prog-rock surrealista, innestata tra i '90 e più recenti giorni, si passa senza esclusione di colpi ad una mole di generi non sempre tollerabili dal processo metabolico di un unico individuo.

Così, prendendo per mano pennacchiane memorie, ci immergiamo tra psichedelia lisergica, cenni post-rock, aperture melodiche, slanci tribali, attitudine metallica, profumi doom e strizzate d'occhio sintetiche, tanto che nel complesso navigar ci è dolce in questo mare fino a trovare una privata serenità.

Buone notizie, quindi, provengono dal fronte I.P.D.O, ma i tasti dolenti sono sostanziosi quanto i punti a favore. In primo luogo tra i contro troviamo una cospicua mancanza di direzione facendo perdere in questo modo le tracce della personalità motore in un risultato finale sì eterogeneo e godibile ma al confine con il meno piacevole caos. Andando avanti poi trovano spazio l'uso di un inglese stridente, interpretazione non sempre convincente e i cambi di passaggio da un'atmosfera all'altra non sempre all'altezza della situazione.

Insomma, per ora il primo dado è tratto. Le porte sono ufficialmente aperte e pronte ad accogliervi. Volete entrare?.




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giovedì 17 novembre 2011

On-line la prima puntata di KitchenTV!


E’ on-line la prima puntata di Kitchen TV:
Low Frequency Club


E’ online da oggi la prima puntata di KitchenTV, live music show per il web, dove i maggiori esponenti della musica italiana, indipendente o mainstream, si esibiscono e si raccontano in ambienti familiari. La trovate sul sito www.kitchentv.tv

Il primo episodio ospita la band electro funk di Salò (BS), Low Frequency Club nata nel 2006 dall’incontro di Giorgi, Yoki e Bonito che dopo la pubblicazione di West Coast nel 2010 (Foolica Records) si è conquistata spazio sulla scena nazionale ed internazionale partecipando a numerosi festivals: MTV Days, Europavox, Party With A Cause, sono solo alcuni.

La puntata è introdotta da Cecilia Strada, presidente di Emergency. Cecilia ha sottolineato, nella breve intro, come tra Emergency e KitchenTv ci sia comunione di intenti nel voler rappresentare il made in Italy positivo che promuove cultura solidarietà e pace. Nei primi giorni di dicembre inoltre verrà pubblicato un contributo video esteso della presidente che tratterà del Programma Italia (per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti) di cui KitchenTV è attivo sostenitore.

E la presenza del made in Italy citato da Cecilia Strada si percepisce sino dalla sigla di KitchenTV che è stata illustrata da Shout (www.alessandrogottardo.com), designatore e fumettista italiano famoso in Italia ed all’estero (ha vinto a New York nel 2009 il premio della Society of illustrators ed ha pubblicato le proprie importanti testate dal New York Times ad Esquire per citarne alcune) di cui il mese prossimo sarà pubblicata una intervista ed un servizio fotografico. L’animazione delle illustrazioni di Shout è stata curata da Luca Ralli, già illustratore di Linus e Cuore e oggi noto videomaker che ha al suo attivo campagne pubblicitarie per Discovery, Panasonic, Playstation tra gli altri.

Se questa puntata è carica di contenuti, la seconda, in uscita a metà dicembre si preannuncia non meno ricca visto che KitchenTV ospiterà I Cani, band romana fenomeno indie dell’ estate 2011 che ha fatto molto parlare di sé anche per il mistero legato alla formazione.

Le puntate sono visibili sul sito di Kitchen TV, su tutti i social network e condivisibili ovunque lo vogliate.


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martedì 15 novembre 2011

Recensione 2 a.m. - The End. The Start

Isaac Gravity Records - 2011

Il significato convenzionale di 2 a.m. è storia ormai nota dai tempi dei tempi, ma ultimamente, in quel di Senigallia, tale certezza riesce a trovare l'aspetto di un piccolo quanto ragionevole dubbio.
2 a.m. da queste parti, infatti, può essere riconducibile anche a 2 ragazzi di nome Andrea Maraschi e Andrea Marcellini che, con il primo ep “The End. The Start”, mettono in luce buone qualità capaci di farci fare le ore piccole senza remore.

Quel che emerge con disinvoltura, d'altronde, è la sensazione di non trovarci davanti ai primi vagiti di una creaturina ancora senza identità in quanto: ben tangibile è un certo senso di compattezza e, chiudendo gli occhi, proprio non ti rendi conto perché ciò che percepiscono le tue orecchie non dovrebbe essere frutto di un gruppo rodato.

La formula è fondata su solide radici e fascinazioni brit-pop anni '90 nella quale, una volta raggiunta una certa intimità, vengono esaltati i lati introspettivi con chitarre introverse idonee a portarci da momenti acustici a quelli soft post-rock. Ma questo, in ogni caso, non è un disco cupo ed anzi, pur mantenendo inalterati i lati ombrosi, resta un lavoro ben arieggiato e decisamente adatto a congiungersi con ampie fusioni ritmicamente elettriche o più rockettare.

Certo, l'originalità non è il loro punto forte e spesso prendono fin troppa ispirazione da gruppi come Travis, Coldplay o Blur ma, con una voce corposa e pulita circondata dalle precise atmosfere sonore dei due, riescono, ascolto dopo ascolto, a sciogliere la patina di diffidenza e a farsi apprezzare.

Questo, tuttavia, è solo l'inizio e nel complesso non hanno nulla da invidiare alle produzioni dei loro più illustri colleghi. Oltretutto, non è peccato dirlo, le potenzialità mainstream non sembrano essere un miraggio lontano e, pertanto, una cosa sembra essere certa: i 2 a.m. dobbiamo proprio tenerli d'occhio.

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2. a.m. : http://2amband.bandcamp.com/ 

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lunedì 31 ottobre 2011

Recensione Versailles - Dust & Chocolate

Stop! Records - 2011

 

Ci lasciano scrivere “esordio” ma la realtà dei fatti ci riporta a due soliti noti, anche detti Damiano Simoncini (Damien*) e Manu Magnini (Container 47 - Key-Lectric), uniti in matrimonio sotto il nome di Versailles e pronti ad aprire le porte ad un nuovo mondo ricco di suggestioni.

Questo però non è che il primo dogma da svelare, perché qui ci troviamo alla corte di un duo eppure la sensazione è quella di scontrarsi con un esercito. Potremmo poi continuare dicendo che “Dust & Chocolate” data 2011 ma in fin dei conti è solo apparenza, perché tra questi solchi vengono suggellate più di una decade; tuttavia il mistero irrisolto resta uno: Come riescono a mantenere vivo quel preciso fuoco che dai Ramones va ai Warsaw senza risultare un surrogato di genere?.

La risposta appare a chiare lettere alla fine di queste dieci tracce: i due non ci fanno ma ci sono.
Proprio così, perché percependo i battiti ed un certo tipo di sudore ti rendi conto che l'allegra accoppiata non ci ha regalato un accurato studio sui tempi rock'n'roll in chiave moderna, quel che ne consegue, infatti, è proprio il frutto di tale lascito senza premesse e piani prestabiliti. Il risultato è, quindi, una convincente e genuina mistura resa ancora più efficace dal tangibile affiatamento dei due.

Quella dei Versailles, dunque, è musica randagia dai retaggi new wave, power rock rumoreggiante ed influenze novantiane unite ad una selvaggia attitudine garage-punk capace di scandire i nostri respiri con ritmi irrequieti, ossessivi o più affamati.

Certo, bisogna entrare in una determinata ottica per amare veramente questo lavoro, soprattutto se ci approcciamo con un ascolto casalingo, ma questo è un disco con carattere e con il medesimo fattore  viene condito ogni aspetto, andando da momenti dissacratamente ironici a pastose istantanee di malumorico relax. Forse dalla cover dei Devo ci si aspettava qualcosa in più, ma ci piacciono così come si presentano: smaniosi, cinici e allo stesso tempo giocosi.
SHOOT THE BAND!

 

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Versailles: www.myspace.com/versaillesrock 

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Scarica Dust & Chocolate: QUI 

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Leggi anche:

Damien* - Crippled Cute

Damien* - Mart/Art

Key-Lectric - Blanking Generator

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lunedì 17 ottobre 2011

Recensione The Churchill Outfit – In Dark Times Ep

Produzioni Dada - 2011


Lunga vita ai '70 che furono, sono e, con ottima probabilità, sempre saranno. “In Dark Times”, prima forma di vita dei bresciani The Churchill Outfit, sembra sbandierarci proprio questo; quindi God save the Seventies ed immergiamoci nel siffatto quarto d'ora di sentimenti dichiarati senza sottigliezze.

Quattro tracce in cui il songwriter compatto e produzione degna di nota (alle cui redini troviamo Fausto “Edipo” Zanardelli) la fanno da padrone e poi via: libero sfogo all'amore altrettanto libero proprio come quel meraviglioso “passato” ci insegna.

Cosa troviamo dunque in queste lande? Ovviamente non manca una cospicua dose di buon rock psichedelico come la succitata decade impone, ma ad ascolto mirato qualcosa sembra cambiare. Ecco allora che quel sound manieristico assume connotati più personali, contaminando il tutto con sfumature prog, blues e un approccio al moderno indie-rock di impronta brit innestato fino al midollo nei '90 più sintetici. Sotto tale ottica la valenza di questo ep sembra farsi sentire con termini più pungenti, ma in ogni caso non riesce a convincere in maniera totalmente strutturata.

Il risultato finale è davvero godibile tuttavia, tirando le somme, evince come la personalità, capace di conferire un certo quid al disco, sia sì peculiare ma fin troppo figlia di nutriti ascolti settantiani & simili, arrivando così ad avere un proprio DNA davvero troppo somigliante agli aspetti ingurgitati. Pertanto, anche se quel ritrovato connubio tra organo & synth riesce a migliorarci la giornata, i sostanziosi riff di chitarra ci trascinano a piacimente ovunque loro vogliano e si uniscono ad altre note positive riconducibili ai bassi profondi, al timbro di voce o alla capacità di passare con disinvoltura da momenti più tirati a quelli più melodici/malinconici, non riusciamo a distoglierci dal notare la mancanza di qualcosa di significamente incisivo in questo “outfit”.

Tocco di classe con la voce femminile (quella di Isabel Menzies Orr) che ci avvolge con le parole di Bertolt Brecht e non ci resta che aspettare di avere tra le mani maggior materiale.

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The Churchill Outfit: www.thechurchilloutfit.com/
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martedì 11 ottobre 2011

KASABIAN: ESAURITA L'UNICA DATA ITALIANA del 20 NOVEMBRE all'ALCATRAZ DI MILANO

MANCANO ANCORA 40 GIORNI ALL’UNICA DATA ITALIANA E LA BAND ROCK DELL’ANNO REALIZZA UNO STREPITOSO SOLD-OUT!


Hanno preso il posto degli Oasis nei cuori degli amanti del rock inglese e con il nuovo "VELOCIRAPTOR” (quarto disco in studio) hanno esordito al numero 1 della uk chat e si candidano a diventare la band europea più importante in circolazione.
La loro miscela esplosiva di brit-rock, pop, elettronica e psichedelia è sulla bocca di tutti e tutti attendono di vederli dal vivo in uno show sa headliner

DOPO LA TRAVOLGENTE ESIBIZIONE DI INIZIO SETTEMBRE ALL’I-DAY FESTIVAL DI BOLOGNA!

I KASABIAN SONO LA VERA ED UNICA GRANDE SPERANZA DEL ROCK INGLESE!


 Domenica 20 Novembre 2011
Milano – ALCATRAZ

Via Valtellina, 25
Apertura porte Ore: 19.00 - Inizio Concerto Ore: 21.00

CONCERTO SOLD-OUT


NON SARANNO DISPONIBILI BIGLIETTI IN VENDITA IL GIORNO DEL CONCERTO


L'organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati  non presenti nei nostri comunicati ufficiali.





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venerdì 7 ottobre 2011

CRIMINAL JOKERS: in arrivo il secondo disco prodotto da ALBERTO FERRARI dei VERDENA

Sono iniziate da poco le registrazioni del secondo disco dei Criminal Jokers.

"This Was Supposed to be the Future", è l'album d'esordio che ha scaldato critica e pubblico, prodotto da Andrea Appino degli Zen Circus che ha voluto la band come opening act di molti concerti degli Zen.

Da qui in poi i Criminal Jokers non si sono mai fermati.

Una serie interminabile di live che li ha visti salire sui palchi di tutta Italia.

Nel Novembre 2011 sono stati backing band del Pan Del Diavolo, nell'estate 2011 il leader della band Francesco Motta ha suonato le tastiere nel tour di Nada, che ha chiesto ai Criminal di seguirla per le date invernali.

Si sa ancora poco di questo disco. Uniche notizie certe sono che il disco sarà scritto da Francesco Motta e Francesco Pellegrini, interamente in italiano, registrato e prodotto da Alberto Ferrari dei Verdena all'Henhouse Studio.


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martedì 4 ottobre 2011

DID playing Drums on Records

Nonostante il caldo soffocante di questo inizio ottobre, Foolica vuole riscaldare questo autunno con il nuovo progetto dei DID: "DID playing Drums on Records".
In attesa che il materiale inedito venga pubblicato (e' prevista per inizio 2012 l'uscita di un EP di livello internazionale alla cui realizzazione ha contribuito un'icona della musica della post-disco newyorchese che si preannuncia come "hitlist breaker" del nuovo anno), la nostra band torinese si trasforma e decide, dopo aver proposto nel corso dell'ultimo anno un mixato ogni mese (http://www.mixcloud.com/did) ed alcuni ottimi remix  (http://soundcloud.com/wearedid) di lanciare live la personale idea di Dj-set, ma loro non amano questa definizione riduttiva.
Centrale infatti, nel lavoro che propongono, e' l'improvvisazione che scaturisce dal suonare i dischi che amano unendoli ad un arrangiamento percussivo, generando così un'unico flusso sonoro, ogni volta differente.
Qui di seguito potete ascoltare il set LIVE che hanno suonato circa un mese fa in uno spazio espositivo nel centro di Milano.
Non perdetevi quindi i nuovi mixati, ma soprattutto non mancate ai nuovi live, ogni volta sarà inedita ed unica!


Qui un video promo:  http://vimeo.com/29664406


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Riferimenti web:
didyouever.it 
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